Se cammini per le strade di Hanoi o ti addentri nei villaggi rurali del Vietnam del Nord, potresti imbatterti in un suono ipnotico di tamburi e liuti che proviene da un tempio nascosto. Se decidi di entrare, ti troverai davanti a uno spettacolo mozzafiato: nuvole di incenso, abiti di seta dai colori sgargianti, danze frenetiche con candele accese e fedeli in estasi, sì, è il culto delle dee madri quello che stai vedendo.
Non si tratta di una normale cerimonia buddhista, ma del Lên Đồng, il cuore pulsante del Đạo Mẫu, l’antico culto autoctono delle Dee Madri.
Mentre la storia ufficiale del Vietnam è stata a lungo dominata dal rigido patriarcato di matrice confuciana, all’ombra delle grandi dinastie il popolo vietnamita ha continuato a venerare il potere generativo della femminilità e della natura. Il Đạo Mẫu è una fede profondamente ecologica e matriarcale che divide l’universo in regni governati da divinità femminili.
Bandito per gran parte del XX secolo perché etichettato come “superstizione arretrata”, questo culto sotterraneo è rinato dalle sue ceneri, fino a ottenere nel 2016 il prestigioso riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO.
Le Radici del Đạo Mẫu: Chi sono le Dee Madri?

Per comprendere il Vietnam rurale e profondo, bisogna comprendere il suo legame viscerale con la terra e l’acqua. Molto prima che il Buddhismo arrivasse dall’India o che il Confucianesimo fosse importato dalla Cina, le popolazioni locali praticavano già forme di animismo legate ai cicli agricoli. Da questo sostrato antichissimo è fiorito il Đạo Mẫu (letteralmente “La Via delle Madri”).
A differenza delle grandi religioni monoteiste o dei sistemi filosofici orientali orientati al cielo e all’astrazione, il Culto delle Dee Madri è immanente e terreno. Non promette la salvezza in un paradiso ultraterreno dopo la morte; promette invece salute, armonia, fortuna e prosperità qui e ora, in questa vita.
La Cosmologia dei Quattro Regni (Tứ Phủ)
Nel Đạo Mẫu, l’universo non è governato da un singolo dio punitivo, ma è diviso in quattro reami cosmici, ognuno presieduto da una Dea Madre e codificato da un colore simbolico:
- Mẫu Thượng Thiên (Madre del Primo Regno – Il Cielo): Governa gli agenti atmosferici, le nuvole, la pioggia e il vento. È tradizionalmente associata al colore rosso, simbolo di vita, energia e fuoco.
- Mẫu Thượng Ngàn (Madre del Secondo Regno – Le Foreste e le Montagne): Protettrice delle risorse naturali, dei boschi e delle minoranze etniche che vivono sugli altopiani. Il suo colore è il verde.
- Mẫu Thoải (Madre del Terzo Regno – Le Acque): Legata ai fiumi, ai mari e all’idrografia (fondamentale per la coltivazione del riso). Il suo colore è il bianco, simbolo di purezza e dell’elemento acquatico.
- Mẫu Địa Phủ (Madre del Quarto Regno – La Terra): Sovrana del suolo fertile e degli inferi. Il suo colore è il giallo, la tonalità della terra coltivata e dell’oro.
Liễu Hạnh: La Dea Suprema
Sebbene il pantheon sia affollato da decine di spiriti (principi, generali storici, dame di corte), la figura centrale è la Dea Liễu Hạnh.
Secondo la leggenda, era una principessa celeste, figlia dell’Imperatore di Giada, scesa sulla terra per vivere come una donna mortale. Spirito ribelle, compassionevole e profondamente umano, Liễu Hạnh incarna l’ideale della donna vietnamita: forte, indipendente, poetessa e protettrice dei deboli. È considerata uno dei “Quattro Immortali” della mitologia vietnamita, l’unica figura femminile a sedere in questo prestigioso olimpo tradizionale.
Il Rituale Lên Đồng: Estasi, Performance e possessione

Se la teologia del Đạo Mẫu si studia sui libri, la sua pratica si vive nei templi attraverso il Lên Đồng (letteralmente “salire sul palco” o “entrare in trance”). Non si tratta di una messa silenziosa, ma di un vero e proprio spettacolo teatrale sacro dove il confine tra l’umano e il divino si assottiglia fino a scomparire.
Chi è il Thanh Đồng?
Il fulcro del rituale è il medium, chiamato Thanh Đồng (letteralmente “palo di bronzo”, inteso come canale conduttore). Può essere sia un uomo che una donna. Nella cultura vietnamita si crede che queste persone abbiano una “predisposizione pesante” (nặng căn), ovvero un debito karmico o una sensibilità innata che le costringe a servire gli spiriti per evitare malattie o sfortune nella vita quotidiana.
Durante il rituale, il medium non “evoca” gli spiriti dei defunti (come nello spiritismo occidentale), ma presta il proprio corpo alle divinità del pantheon affinché queste possano scendere sulla terra, danzare, ascoltare le preghiere dei fedeli e dispensare benedizioni.
Le Fasi della Trance: Come si svolge il rito
Una sessione di Lên Đồng è una maratona spirituale che può durare dalle due alle sette ore. Durante questo tempo, il medium può incarnare decine di spiriti diversi in rapida successione. Il ciclo di ogni singola divinità segue uno schema preciso:
- La Copertura e l’Invocazione: Il medium si siede davanti all’altare e i suoi assistenti gli coprono la testa con un grande velo rosso (khăn phủ diện). Musica e canti iniziano a salire di intensità finché il medium non inizia a tremare: è il segno che lo spirito sta scendendo.
- La Vestizione: Tolto il velo rosso, gli assistenti vestono freneticamente il medium con gli abiti specifici di quella divinità. Se lo spirito è un generale militare indosserà armature e brandirà spade; se è una giovane principessa delle minoranze etniche indosserà ricami tribali e porterà cesti di fiori.
- La Danza e l’Estasi: Una volta vestito, il medium si alza e danza. Fuma sigarette, beve alcol, usa ventagli o accende candele. I suoi gesti cambiano radicalmente a seconda dello spirito ospitato: un vecchio mandarino camminerà con gravità, mentre un giovane principe si muoverà con spavalderia e vigore.
- La Distribuzione del Lộc (La Fortuna): Questo è il momento più atteso dai fedeli. Lo spirito, attraverso il corpo del medium, distribuisce doni benedetti al pubblico: banconote reali, frutta, caramelle o sigarette. Ricevere questi oggetti è considerato un segno tangibile di fortuna per l’anno a venire.
- Il Congedo: Il medium si siede nuovamente, si ricopre con il velo rosso e lo spirito lascia il corpo, pronto per l’invocazione della divinità successiva.
La Musica Chầu Văn e l’Impatto Sensoriale
Il rituale del Lên Đồng non potrebbe esistere senza la sua colonna sonora dedicata: il Hát Chầu Văn (o semplicemente Chầu Văn). Non si tratta di un mero sottofondo musicale, ma dello strumento liturgico fondamentale che permette al medium di alterare il proprio stato di coscienza e scivolare nella trance.
L’Orchestra dal Vivo e il Ritmo Ipnotico
Ai lati del palco siede un gruppo di musicisti tradizionali. Gli strumenti utilizzati sono pochi ma acusticamente potentissimi:
- Đàn Nguyệt: Un liuto a due corde con la cassa di risonanza circolare (che ricorda la luna piena). Il suo suono graffiante guida la melodia principale.
- Trống Bản e Cảnh: Piccoli tamburi e piattelli di bronzo che scandiscono il tempo.
- Phách: Bacchette di legno o bambù utilizzate per mantenere un ritmo sincopato e incalzante.
La musica Chầu Văn è caratterizzata da un crescendo costante. Inizia in modo lento e solenne per invitare lo spirito a scendere, per poi accelerare vertiginosamente quando la divinità prende possesso del corpo del medium. Il canto è salmodiato, poetico e racconta le gesta storiche o mitologiche dello spirito che si sta invocando.
Un’Esperienza Sinestetica
Assistere a un rito di Lên Đồng significa essere investiti da un sovraccarico sensoriale studiato per disorientare la mente razionale e aprire le porte alla dimensione spirituale:
- L’Olfatto: L’aria è satura dell’odore pungente dell’incenso di sandalo, mescolato al fumo delle sigarette offerte agli spiriti e all’aroma dell’alcol di riso versato ritualmente.
- La Vista: È un trionfo di colori accesi. I ricami dorati dei costumi di seta riflettono la luce delle candele. I movimenti del medium, che spesso danza manipolando fasci di bastoncini d’incenso accesi o candele, creano scie luminose nell’oscurità del tempio.
Questo mix di stimoli uditivi e visivi è ciò che rende il Lên Đồng non solo un atto di fede, ma una delle forme d’arte performativa più spettacolari di tutto il Sud-est asiatico.
Dalla Clandestinità al Riconoscimento UNESCO

La sopravvivenza del Đạo Mẫu e del rituale Lên Đồng fino ai giorni nostri è una storia di resistenza culturale. Nel corso del XX secolo, la pratica ha dovuto affrontare l’ostilità ideologica e la censura politica, rischiando seriamente di scomparire.
L’Era del Divieto e la Sopravvivenza Sotterranea
Durante gli anni della guerra e nel periodo immediatamente successivo alla riunificazione del Vietnam (1975), il governo socialista adottò una linea dura contro le pratiche religiose tradizionali. Il Lên Đồng venne ufficialmente etichettato come mê tín dị đoan (superstizione arretrata).
Le autorità vedevano nella trance sciamanica una perdita di tempo, uno spreco di risorse economiche (per l’acquisto di offerte e costumi) e una potenziale truffa ai danni del popolo. I templi furono chiusi o riconvertiti, e i medium furono costretti a praticare in segreto, nelle stanze sul retro delle case private, con la musica abbassata al minimo per non farsi scoprire dalla polizia locale.
Il Rinnovamento Economico (Đổi Mới)
La svolta avvenne alla fine degli anni ottanta con il Đổi Mới, il piano di riforme economiche che aprì il Vietnam al mercato globale. Con la crescita economica e una maggiore libertà personale, i vietnamiti iniziarono a riscoprire le proprie tradizioni.
In un contesto di rapida modernizzazione e stress urbano, il Đạo Mẫu offriva risposte pratiche alle ansie moderne: salute, successo negli affari e stabilità familiare. Lo Stato iniziò a tollerare il culto, non più visto come una minaccia ideologica ma come una legittima espressione dell’identità nazionale e del folklore locale.
Il Sigillo UNESCO del 2016
La definitiva riabilitazione è avvenuta nel dicembre 2016, quando l’UNESCO ha iscritto le “Pratiche connesse alla credenza vietnamita nelle Dee Madri dei Tre Regni” nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Questo riconoscimento ha ribaltato completamente la percezione del Lên Đồng. Da pratica rurale e “illegale”, è diventato un vanto nazionale. Oggi i rituali vengono messi in scena nei grandi teatri pubblici di Hanoi e Saigon, studiati nelle università e promossi come fiore all’occhiello del turismo culturale vietnamita. Quella che un tempo era una fede clandestina è oggi riconosciuta come una delle radici più autentiche dell’anima del Vietnam.
Come Assistere a un Rituale Oggi: Consigli per i Viaggiatori
Assistere a una cerimonia di Lên Đồng è un’esperienza aperta anche ai viaggiatori stranieri, a patto che ci si avvicini con il dovuto rispetto. Non si tratta di performance turistiche artificiali, ma di reali funzioni religiose comunitarie.
Dove Andare
Sebbene il culto sia diffuso in tutto il Paese, il nord del Vietnam rimane il suo cuore pulsante. I luoghi migliori per l’osservazione sono:
- Hanoi: Il tempio di Phủ Tây Hồ (situato sulla penisola del Lago Ovest) è uno dei centri più attivi per il culto delle Dee Madri.
- Nam Định: La provincia a sud di Hanoi è considerata il luogo di nascita del culto. Qui si trova il complesso dei templi di Phủ Dầy, dove in primavera si tiene il festival più importante del Paese.
I templi dedicati al Đạo Mẫu si riconoscono facilmente per la presenza di altari stratificati, statue femminili riccamente vestite e l’uso abbondante dei quattro colori sacri (rosso, verde, bianco e giallo).
Regole di Galateo e Comportamento
Se decidi di entrare in un tempio durante una cerimonia, tieni a mente queste linee guida:
- Abbigliamento consono: Spalle e ginocchia devono essere coperte. Trattandosi di un luogo sacro, evita abiti troppo vistosi o succinti. Se non sai come vestirsi, ti consiglio di leggere il mio articolo su come vestirsi per visitare i templi in Vietnam.
- Uso della fotocamera: In linea generale, fotografare e filmare è tollerato (i vietnamiti stessi filmano spesso le cerimonie con gli smartphone), ma è tassativo chiedere il permesso visivo prima di puntare l’obiettivo sul medium o sui fedeli. Non usare mai il flash per evitare di interrompere lo stato di trance.
- Il Lộc (I doni benedetti): Se lo spirito si avvicina e ti porge del denaro, dei dolci o della frutta, accettali con entrambe le mani e un leggero inchino. Rifiutarli è considerato scortese e di cattivo auspicio.
Il Culto delle Dee Madri e il rituale del Lên Đồng rappresentano una finestra unica sull’anima più autentica del Vietnam. In una nazione che corre velocemente verso la modernizzazione tecnologica e l’urbanizzazione, questa antica fede matriarcale funge da potente ancora culturale.
Nato dalla terra, sopravvissuto alla guerra e alla censura ideologica, e oggi protetto dall’UNESCO, il Đạo Mẫu dimostra come l’identità vietnamita sia indissolubilmente legata alle proprie radici ecologiche e spirituali. Per il viaggiatore o l’appassionato di antropologia, varcare la soglia di uno di questi templi significa andare oltre la superficie delle guide turistiche e toccare con mano il vibrante misticismo del Sud-est asiatico.

